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Museo Etnografico "Giovanni Podenzana"

Il Museo Etnografico della Spezia, fondato ufficialmente nel 1906, è oggi intitolato a Giovanni Podenzana (La Spezia 1864- Brugnato 1943), musicista, etnografo, naturalista e primo conservatore dei Musei Civici della città. Nei decenni le collezioni di etnografia hanno avuto diverse sedi; attualmente sono ospitate, con un rinnovato percorso espositivo, nell’edificio quattrocentesco dell’ex oratorio di San Bernardino, ubicato sulla centralissima via del Prione, cuore pulsante della Spezia.
Il primo e più cospicuo nucleo delle collezioni museali è quello raccolto e donato alla collettività da Giovanni Podenzana stesso, che negli anni giovanili si dedicò all'esplorazione di paesi lontani: è del 1892 il primo viaggio in Australia e Tasmania, a cui seguirono quelli alla Nuova Guinea, Samoa, Giappone, Stati Uniti, durante i quali raccolse numerosi manufatti che spedì alla Spezia per costituire le collezioni di etnoantropologia del nascente museo. Rientrato in Italia nei primi anni del Novecento, spinto dai nuovi orientamenti dell’etnografia italiana che stava allora muovendo i primi passi per la riscoperta del substrato culturale popolare italico, Podenzana indirizzò le proprie energie alla riscoperta e alla divulgazione delle tradizioni, degli usi e costumi della Lunigiana Storica, ovvero di quel territorio oggi diviso tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna, che nell’antichità corrispondeva alla Diocesi di Luni.

panoramica del museo

L’esposizione permanente comprende il materiale raccolto “sul campo” da Podenzana nei primi trent’anni del ‘900 e riguarda alcuni temi portanti: la devozione e i culti popolari, la superstizione e le pratiche magico-terapeutiche, le oreficerie di tradizione ligure, gli arredi della casa, con la sezione dedicata alla cucina e alla mensa, gli oggetti di corredo personale maschile e femminile, gli utensili per la filatura e la tessitura familiare, e l’importante settore che testimonia, con moltissimi pezzi originali dell’Ottocento e i capi realizzati con la tela blu antesignana dell'attuale jeans, il costume tradizionale lunigianese.
L’allestimento segue la volontà di indagare e portare all’attenzione del visitatore gli aspetti della vita quotidiana delle comunità che abitavano la nostra area geografica dalla fine del Settecento alla vigilia del primo conflitto mondiale: vengono esposti sia gli oggetti che sono espressione materiale dei fabbisogni emotivi (amuleti, santini, sculture apotropaiche, reliquiari), sia quelli che invece assolvevano a scopi pratici (utensili della cucina, utensili della tessitura, abiti, chiavi e serrature). L’esposizione si apre con gli oggetti che da sempre hanno caratterizzato la devozione popolare, creando una voluta continuità con le raccolte di arte sacra del Museo Diocesano ospitate in altre sale dello stesso edificio. Il culto verso i santi e la Vergine era molto diffuso e praticato dalle popolazioni lunigianesi, ma la religiosità popolare si manifestava anche attraverso oggetti di superstizione che si credeva proteggessero dalla malattia, dai pericoli, dai rischi per la perdita del raccolto o del bestiame. Il visitatore del museo ha quindi la possibilità di cogliere la dimensione psicologica delle comunità rurali nella quale convivevano, accanto a una forte spiritualità - colorata da pratiche magico-protettive di antica origine - saperi empirici, leggende e racconti tramandati da generazioni attraverso la memoria orale.
Interessante è la sezione dedicata ai gioielli che arricchivano il costume popolare tradizionale: orecchini in filigrana d'oro di tradizione ligure, croci pettorali d’argento e di lamina d’oro, spilloni per l’acconciatura e medaglie devozionali. Molto spesso questi beni preziosi divenivano ex-voto da dedicare alla Vergine così come testimonia il ricco tesoro del Santuario di Montenero (Riomaggiore).

L'antica casa contadina rivive attraverso quegli oggetti che erano utilizzati quotidianamente: secchie e brocche di rame, caffettiere, scaldini per il letto, chiavi e serrature di ferro battuto, stampi decorativi per il pane e la pasta. Sono stati riprodotti il focolare domestico con il tradizionale testo di ghisa e la camera da letto dove si possono ammirare due culle tipiche dell’artigianato di Bratto, nella montagna pontremolese, intagliate e tinte di rosso con la linfa di faggio per proteggere i neonati dal malocchio.
Numerosi sono i capi d’abbigliamento, soprattutto femminile, che testimoniano l’utilizzo precoce della stoffa di cotone e canapa tinta con l’indaco (blue de Gênes, gli ‘antenati’ dei jeans) e gli scambi commerciali con il ponente ligure attestati dai merletti al tombolo e dalle stoffe prodotte a Genova con cui si confezionavano gli abiti della festa.
Bilance dei cambiavalute complete dei pesi per le diverse corrispondenze monetarie e un pugnale da brigante sono indizi di come si viveva in un’area geografica ancora suddivisa tra più Stati dominanti e spesso non priva di pericoli per i pellegrini e i viandanti che la percorrevano.

Gli oggetti tessili e lignei si caratterizzano per ricchezza e originalità e sono oggi manufatti molto preziosi e rari, così come lo erano già al tempo della loro prima raccolta.
Visitare il Museo Etnografico nella sua sposizione permanente significa quindi rivivere il mondo di una Lunigiana di matrice arcaica e feudale, ormai scomparso insieme ai borselli di pelle di gatto e di faina, alle culle intagliate e tinte e ai rozzi lumi a olio della montagna pontremolese.

Le mostre temporanee, allestite periodicamente nel grande salone all'ultimo piano del museo, permettono al pubblico di conoscere e approfondire anche quelle collezioni che per motivi di spazio non possono essere visibili in permanenza: negli ultimi anni sono state esposte le raccolte amazzoniche, quelle di arte applicata della Cina e del Giappone e parte delle raccolte naturalistiche esotiche.

 

Conservatore responsabile
Giacomo Paolicchi

Dove siamo
Via del Prione, 156 - 19121 La Spezia

Quando
giovedì 10.00 - 12.30
venerdì sabato e domenica 10.00 - 12.30 e 16.00 - 19.00 (martedì e mercoledì solo su prenotazione per le scuole)
lunedì chiuso

Ingresso € 4,50 (biglietto congiunto con Museo Diocesano presso la medesima sede)


Recapiti
tel. 0187 727781 
e-mail museo.etnografico@laspeziacultura.it
          giacomo.paolicchi@laspeziacultura.it
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Di cosa ci occupiamo
- Attività  espositive e culturali
- Conservare, valorizzare e promuovere le collezioni del museo che concernono la storia del territorio, l’etnografia e l’antropologia locale ed extraregionale
- Attività didattiche
- Scambi culturali con musei etnoantropologici, istituti scientifici e università.

Altre informazioni
Il Museo offre assistenza scientifica e bibliografica per tesi di laurea, ricerche scolastiche, ricerche su argomenti demoetnoantropologici e sulla storia del territorio.
All’interno del museo è presente un archivio fotografico con possibilità di riproduzioni su richiesta per ricerche e studi.

GALLERIA FOTOGRAFICA