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CAMeC - Piazza C.Battisti 1, La Spezia / fino al 12 aprile

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Un ciclo espositivo interamente dedicato alla scultura

Il CAMeC completa il secondo ciclo espositivo - che segue l’impostazione pensata da Francesca Cattoi, consulente artistico dal marzo 2013 - che prevede la declinazione di un linguaggio artistico per volta. Il percorso espositivo, che coinvolge il Piano Uno e il Piano Due, è dedicato alla scultura che, dopo la stampa d’arte e la fotografia, mostra la complessità e vivacità delle collezioni del museo con alcuni inserimenti dalle collezioni civiche e private della Spezia.
In questo secondo momento di ripensamento dell’identità del CAMeC prosegue la collaborazione e lo scambio con enti e associazioni che si occupano del contemporaneo su vari livelli. Così, dopo il dialogo con il LAB43/Venezia si inizia la collaborazione con DATABASE, un progetto culturale ideato dall’associazione Ars Gratia Artis nel 2012 con una programmazione concepita ad hoc per rileggere il Museo Civico del Marmo e che dal 2013 coinvolge anche le sale espositive del Centro Arti Plastiche e le cave di marmo di Carrara. L’intenzione di DATABASE è favorire il dialogo tra l’arte contemporanea ed il patrimonio storico, artistico ed ambientale del territorio apuano, con una particolare attenzione al linguaggio del video, della fotografia e della scultura. Le due collezioni, una dinamica e attuale, e l’altra storica e museale, dialogano al Piano Due in un’ideale continuità tra passato e presente.
Per completare il ciclo dedicato a questo linguaggio artistico, dal 31 ottobre il Piano Zero ospita Luce, personale di Fabrizio Prevedello, scultore di origini venete che da tempo risiede in un piccolo paese delle Alpi Apuane. Nel suo lavoro si unisce l’interesse per la montagna e lo sguardo attento alle strutture legate alla sua escavazione e al trattamento commerciale della pietra, strutture che caratterizzano la zona industriale tra Carrara e Massa.


Piano Due
Ripensare le collezioni: la scultura
a cura di Francesca Cattoi con Eleonora Acerbi
e la collaborazione di Silvia Benvenuti
11 luglio 2014 – 12 aprile 2015

Proseguendo la presentazione delle opere delle collezioni civiche, il Piano Due viene occupato dalle sculture provenienti dai nuclei Cozzani e Battolini con inserimenti da recenti acquisizioni e il prestito di un’opera di Mirko Basaldella dalla raccolta della Cassa di Risparmio dalla Spezia. Questo prestito e l’inserimento di opere provenienti dalle collezioni pubbliche spezzine continua la volontà, già mostrata con il primo ciclo espositivo, di mescolare opere provenienti da più istituzioni per rafforzare il rapporto e la valorizzazione reciproca.
Il percorso espositivo sottolinea una delle caratteristiche principali della scultura: il dialogo costante con lo spazio. Le opere vengono presentate suddivise a nuclei che mettono in evidenza i materiali usati, dal bronzo al gesso, dal legno al ferro, dalla terracotta al marmo.
Artisti locali molto amati come Augusto Magli e Gino Bellani, si trovano esposti accanto a opere degli scultori di fama internazionale come Lynn Chadwick e Ossip Zadkine, mentre il nucleo più forte riguarda la scultura degli anni Sessanta e Settanta con, tra gli altri, Fausto Melotti e Lucio Fontana, Jean Dubuffet e François Morellet, Robert Morris e Richard Nonas.
Una sala a parte è riservata all’Installazione con specchi, 1967, di Ketty La Rocca, spezzina di nascita e importante esponente della Poesia Visiva e della Body Art, di cui nella mostra “Leggere fotografie” era esposto il libro In principio erat, Centro Di, Firenze, 1971.
Il percorso espositivo è pensato riprendendo le suggestioni dei Salons di inizio Novecento insieme alle modalità museografiche tipiche dei musei archeologici, come il nuovo museo dell’Acropoli di Atene.

Project Room
CAMeC ospita DATABASE, Carrara
a cura di Francesca Cattoi e Federica Forti
con Eleonora Acerbi
e la collaborazione di Silvia Benvenuti
11 luglio 2014 – 12 aprile 2015

Proseguendo la collaborazione con enti e associazioni che si occupano del contemporaneo, CAMeC inizia una partnership con DATABASE. Piattaforma culturale attiva su Carrara, a seguito di fruttuose residenze d’artista ha iniziato a formare una collezione di opere di giovani artisti italiani ed internazionali. Le opere vengono esposte insieme a quelle di autori affermati presenti nelle nostre collezioni, generando una dialogo necessario e stimolante con le sculture dei giovani artisti che si sono confrontati ed hanno riflettuto sulla storia e sul territorio di Carrara e dei suoi dintorni.
In mostra opere di Avelino Sala (Spagna), Robert Pettena (Italia), Andrew Rutt (Inghilterra) e Greta Alfaro (Spagna).

Artisti in mostra in Ripensare le collezioni e Project Room:
Greta Alfaro, Claudio Ambrogetti, Arman, Kenneth Armitage, Richard Artschwager, Kenjiro Azuma, Mirko Basaldella, Gino Bellani, Miguel Ortiz Berrocal, Mario Ceroli, César, Lynn Chadwick, Sandro Cherchi, Pietro Consagra, Elisa Corsini, Giorgio De Chirico, Paolo De Nevi, Anna Debska, Lucio Del Pezzo, Jim Dine, Jean Dubuffet, Agenore Fabbri, Lothar Fischer, Lucio Fontana, Raymond Hains, Alfred Hrdlička, Robert Jacobsen, Ketty La Rocca, Sol Lewitt, Augusto Magli, Enzo Mari, Fausto Melotti, Annette Messager, Luciano Minguzzi, Rino Mordacci, François Morellet, Robert Morris, Richard Nonas, Yoshin Ogata, Nam June Paik, Franco Pardi, Robert Pettena, Gianni Pisani, Arnaldo Pomodoro, Concetto Pozzati, Renzo Ricciardi, Avelino Sala, Takako Saito, Paolo Scheggi, Angelo Somaini, Andrew Rutt, Valeriano Trubbiani, Fritz Wotruba, Ossip Zadkine, Giovanna Zattera.


Piano Uno
Eliseo Mattiacci. Forme e materiali della scultura
a cura di Francesca Cattoi e Eliseo Mattiacci
in collaborazione con Cornelia Mattiacci
11 luglio 2014 – 12 aprile 2015

“Le forme sono infinite, poche si possono fare”
Eliseo Mattiacci, 1996

L’opera di Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) attraversa i momenti più importanti della storia dell’arte nazionale e internazionale dagli anni Sessanta ad oggi.
Presente alla mostra dal titolo “Arte Povera - Im spazio” curata a Genova da Germano Celant nel 1967, il suo percorso vede l’utilizzo e la sperimentazione di materiali differenti suggeriti di volta in volta dall’idea stessa dell’opera: dal ferro all’alluminio, dal piombo al vetro, dalla lana di vetro alle polveri naturali.
Il suo approccio privilegia l’utilizzo di elementi che spesso provengono dalla lavorazione industriale e le forme essenziali che ne derivano dialogano con quelle del suo disegno.
Nella mostra pensata per il CAMeC e concepita in accordo con l’artista, il suo lavoro viene presentato attraverso un percorso che, partendo dagli anni Sessanta, arriva fino ai risultati più recenti. La selezione delle opere mette in evidenza il modus operandi dello scultore: l’esigenza di ottenere forme ed equilibri muovendosi tra idea e realizzazione, lo obbliga ad un controllo preciso delle forze visibili e invisibili che si instaurano tra un elemento e l’altro, come avviene con l’utilizzo di magneti permanenti e calamite. In ognuna delle quattro sale del Piano Uno sono raccolte opere che, impiegando lo stesso materiale, dal piombo al ferro, dal vetro all’alluminio, ne articolano le potenzialità e le contraddizioni.
Mattiacci è da sempre interessato agli eventi astronomici, allo sguardo dell’uomo verso il cielo. Continuamente in dialogo con le forze celesti, una delle sale è dedicata ai suoi Capta spazio, 2002, mentre il tema del cosmo e della sua esplorazione rimbalza da una sala all’altra.
Il visitatore viene però accolto con un’opera del 1970: Sentire il rumore del mare. Composta da una fotografia scattata da Claudio Abate sulla spiaggia di Ostia, l’opera è completata con un cavo che dalla fotografia arriva ad una cuffia dove si trovano due conchiglie. L’invito a sentire dentro le cuffie-conchiglie il rumore del mare, oltre ad essere un omaggio rivolto alla città della Spezia, porta all’interno dell’esperienza dell’arte i ricordi infantili e la fede senza riserve nella propria sensibilità e capacità di captare energie estranee alla razionalità del quotidiano.
Un percorso che rende omaggio ad uno scultore che con determinazione, sincerità, energia ha costruito un corpus di opere vasto e significativo, dove equilibri precari mettono in evidenza, nella scultura, il margine di insicurezza e il pericolo di rottura.

PIANO ZERO
LUCE Fabrizio Prevedello
a cura di Francesca Cattoi e Fabrizio Prevedello
con Eleonora Acerbi e Silvia Benvenuti
1 novembre 2014 — 12 aprile 2015

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, Fabrizio Prevedello (Padova, 1972) si trasferisce dal 1995 al 2002 a Berlino, dove inizia l’attività di scultore. Nel 2002 ritorna in Italia e si stabilisce in un paese situato sulle Alpi Apuane.
La sua ricerca artistica parte dalla formazione accademica legata alla scultura classica per poi trovare, nell’ultimo decennio, un linguaggio capace di coniugare consapevolezza riguardo al metodo compositivo e all’utilizzo dei materiali. Nelle sue opere rimane evidente la parte performativa del fare dello scultore che si manifesta sulla pietra, sul ferro, sul legno, sul cemento, e che talvolta si esprime in bruciature da saldatura sul muro di appoggio dell’opera o all’interno della materia stessa.
La coerenza interna viene raggiunta attraverso il precipitare delle esperienze vissute all’aperto, spesso in montagna, e nella creazione di strutture che insistono sulle relazioni tra natura e artificio, tra conservazione e sfruttamento, tra rispetto e manipolazione. Dopo la prima personale “Storie Naturali”, Palazzo dei Priori, Volterra (PI) nel 2003, si intensifica la sua partecipazione a mostre personali, tra cui “Less concreteness”, con Sara Enrico, MARS / Milano Artist Run Space, Milano, 2010; “Fa un po’ freddo ma non preoccuparti” Brown Space Project, a cura di Luigi Presicce, Milano, 2011; “Verde”, a cura di Ilaria Mariotti, Galleria Cardelli & Fontana, Sarzana (SP), 2012; e collettive, tra cui “Laboratorio” con Luigi Presicce, residenza, MACRO, Roma, 2012; “Apologia”, Museo Civico del Marmo, a cura di Federica Forti, Carrara (MS), 2013; “Il collasso dell’entropia”, Museo d’Arte Contemporanea, a cura di Alberto Zanchetta, Lissone (MB); “I baffi del bambino”, Lucie Fontaine, a cura di Luca Bertolo, Milano, 2014.
 

INFORMAZIONI e CONTATTI

Sede: CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, Piazza Battisti, 1 – La Spezia

Orari: da martedì a domenica, 11.00 – 18.00; chiuso il lunedì eccetto il Lunedì di Pasqua

Informazioni e prenotazioni: tel. + 39 0187 734593 / fax + 39 0187 256773 camec@comune.sp.it
http://camec.spezianet.it