Il Museo Civico Etnografico ha riaperto al pubblico, nel mese di maggio 2005, con un rinnovato allestimento nella nuova sede dell'ex Oratorio quattrocentesco di San Bernardino, nel centro storico della città.
I numerosi oggetti - oltre tremilacinquecento - che compongono le collezioni di storia, etnografia e antropologia locale ed extraregionale, furono donati in gran parte da Giovanni Podenzana (1864-1943) eclettica figura di musicista, etnografo e naturalista spezzino, il quale li raccolse dal 1891 al 1936.
Per quasi un trentennio, durante il quale ricoprì la carica di conservatore e direttore tecnico del museo, egli si dedicò alla ricerca antropologica, visitando, durante l'ultimo scorcio dell'Ottocento, l'Australia, la Tasmania, la Nuova Guinea, le Isole Fiji, il Giappone, l'America settentrionale e riportando in patria molte testimonianze della cultura di quei popoli. Altri personaggi noti della storia locale di fine secolo, come il conte Giulio Della Torre, il geologo Giovanni Capellini, il fisiologo Davide Carazzi, gli storici Ubaldo Mazzini e Manfredo Giuliani, oltre che missionari e viaggiatori, incrementarono le raccolte con importanti lasciti allo storico museo cittadino, fondato nel 1873.

Dal 1906, sull'onda del fervore nazionale per la nascente "scienza delle etnie", l'attenzione di Giovanni Podenzana si concentrò sulla Lunigiana, sul suo territorio, sugli usi e le tradizioni della sua gente, soprattutto di quelle comunità agricolo-pastorali della media e alta Val di Magra, costrette da secoli di economia povera a sfruttare i materiali più semplici come il legno, grande protagonista con i tessili, delle collezioni museali.
Formatasi all'interno degli ottocenteschi "Musei Civici" cittadini, la sezione etnografica si affiancò alle raccolte naturalistiche, a quelle storiche e a quelle di archeologia del territorio, assumendo nel tempo una propria spiccata autonomia, anche grazie agli studi che ruotavano intorno ad essa e che trovarono espressione nella rivista "Archivio per l'Etnografia e la Psicologia della Lunigiana", fondata nel 1911 alla Spezia da Giovanni Podenzana e Giovanni Sittoni.
La raccolta, nata in pieno periodo positivista e considerata fra le maggiori d'Italia già nei primi decenni del Novecento, andò via via ampliandosi sostenuta da capiscuola dell'antropologia e dell'etnografia come Lamberto Loria, Luigi Pigorini, Paolo Mantegazza, Paolo Toschi, Enrico H. Giglioli, i quali ebbero costanti rapporti di collaborazione e di scambio con il Museo Etnografico spezzino.
Il percorso espositivo, con materiali provenienti dalla Lunigiana storica e databili dal Settecento alla prima metà del Novecento, si articola attraverso sei temi portanti: la devozione e i culti popolari, la superstizione e le pratiche magico-terapeutiche, le oreficerie, gli arredi della casa, il lavoro e gli oggetti di corredo personale, gli utensili per la filatura e la tessitura familiare e l'abbigliamento tradizionale. Alla precocità della raccolta sul territorio, inziata alla fine dell'Ottocento, si devono la ricchezza e l'antichità dei materiali della collezione, soprattutto tessili e lignei, scelti spesso tra i doni di nozze o di fidanzamento e quindi impreziositi da ornamentazioni a intaglio. La scelta di presentare alcuni oggetti della collezione mai esposti prima vuole inoltre offrire al visitatore la possibilità di cogliere quegli aspetti poco indagati della tradizione lunigianese legati alla dimensione psicologica delle sue comunità rurali, sviluppando il tema della devozione popolare, del culto per la Vergine e per i santi, ma anche quello della persistenza di pratiche e ritualità magico-protettive di antica origine e del ricco patrimonio di leggende e di racconti della tradizione orale popolare.