Il sigillo, impronta dell'uomo
Nel linguaggio corrente il termine "sigillo" indica sia la matrice, cioè l'oggetto (in pietra, metallo, legno od altro) che reca inciso in negativo il simbolo da riprodurre sia l'impronta, ovvero lo stampo in positivo ottenuto applicando il negativo su sostanze morbide (argilla, cera, ceralacca) o tramite inchiostratura. Attraverso l'esposizione di oltre millecinquecento esemplari originali il Museo del Sigillo della Spezia ha lo scopo di tracciare lo sviluppo delle impronte nella storia della civiltà.

Il Sigillo, l'impronta dell'uomo
 
Il Sigillo, l'impronta dell'uomo
 
Il Sigillo, l'impronta dell'uomo
 
 
   

Dall'antichità al Rinascimento
Il percorso espositivo, basato sulla scansione cronologica e geografica, si apre con la presentazione dei numerosi reperti provenienti dall'area compresa tra Anatolia e Iran dove comparvero le prime matrici, utilizzate come contrassegno, databili alla fine del IV millennio avanti Cristo. Questi antichissimi strumenti destinati alla marchiatura permettono di introdurre il visitatore all'uso delle matrici- amuleto nell'Egitto faraonico, con sigilli a forma di scarabeo realizzati in pietra e faience, e di giungere agli anelli sigillari romani di età imperiale,dai castoni in corniola o pasta vitrea elaborati dall'antica glittica, affiancati in vetrina da esemplari di epoca medievale e rinascimentale tra i quali spicca quello appartenuto allumanista forlivese Flavio Biondo.

Il Sigillo, l'impronta dell'uomo
 
Il Sigillo, l'impronta dell'uomo
 
 


I sigilli ecclesiastici
Testimoniato dalle matrici tonde o a "navetta"l'uso del sigillo ecclesiastico dal Trecento all'Ottocento è ben rappresentato nell'esposizione museale; tipari bronzei di archidiocisi, compagnie, confraternite e della Reverenda Camera Apostolica sono collocati accanto alle impronte in cera e piombo uscite da cancellerie papali e vescovili ed a stampi per pani ecauristici risalenti al V-VI secolo.

I grandi maestri
Il periodo di maggior uso e splendore del sigillo è senza dubbio quello compreso tra i secoli XVIII e XIX. La sezione della collezione Capellini dedicata alle produzioni dal Settecento al periodo Liberty presenta esemplari in argento, bronzo, avorio, tartaruga, pietre dure, conchiglia, porcellana e i cosiddetti "sigilli curiosi", cioè libere elaborazioni o applicazioni della funzione di matrice su oggetti nati per altri scopi utilitari bastoni, martelli, fiale da profumo, cavatappi, ecc).i sigilli in vetro e cristallo creati dalla sensibilità di René Lalique vengono proposti in vetrine che accolgono la produzione di questo maestro dell'Art Nouveau e della sua scuola con esemplari spesso rarissimi.

Sigillo in 'Tete d'aigle' in vetro nero creato e firmato da R.Lalique nel 1914 (h.78mm). Esiste anche una copia in vetro bianco.
 
Sigillo in oro e agata creato da Fabergè, San Pietroburgo XIX sec. Impugnatura in agata scolpita a forma di testa di cavallo con occhi in rubino cabochon e finimenti in oro.
 
Sigillo di gusto franco-belga della fine del XIX sec. con figura di donna che decora l'impugnatura.
 
 


Chiudono la visita alla prima sala le matrici dalle impugnature metalliche decorate da figure allegoriche, da ritratti di personaggi storici o da semplici e accattivanti statuette quasi tutte firmate dai grandi nomi della bronzistica d'oltralpe tra i quali Joseph Bosio, detto "il Canova francese". La seconda sala, intitolata a Lilian Capellini, presenta i sigilli-gioiello in oro e pietre preziose e soprattutto i pezzi elaborati da Fabergé, l'orefice degli Zar. Di particolare interesse storico sono la piccola matrice in forma di fungo realizzata per il granduca Alexander Mikhailovich e un sigillo donato dalla regina Vittoria al nipote Albert di Prussia.

Historie naturelle, Svizzera 1830 circa. Elemento in oro 18 K, smalto e granato per un sigillo carillon con una scena erotica nascosta.
 
Sigillo-gioiello. XIX secolo, in oro basso titolo e argento con smeraldo superiore contornato da una faccia in smalti e perline pendenti. Nella matrice ovale è inciso un monogramma EM dentro un cuore.
 
 
Coppia di amanti in costume secondo ilo gusto romantico, firmata "Daubree". Esemplare in bronzo, h.101 mm.
 
Matrice in argento vermeilcon inciso il monograma "RB". Il portatipario cesellato e sormontato da una scultura in avorio raffigurante un leone rampante con scudo araldico. XIX secolo, h.134 mm
 
 

L'oriente
Nel terzo ed ultimo ambiente è stata allestita la ricchissima sezione di sigilli provenienti dall'Oriente.
L'arco di tempo compreso tra il IV secolo a.C. e l'età contemporanea è testimoniato dalle piccole matrici arcaiche, in bronzo, e dagli esemplari di maggiori dimensioni realizzati in avorio, cristallo, argento, porcellana, corno e pietra.
Vanto della collezione sono i sigilli cinesi elaborati dai maggiori calligrafi e pittori dei secoli XIX e XX e l'esemplare in giada, già facente parte della raccolta di proprietà della contessa di Bismarck.

Matrice di sigillo bronzeo, sagomato ad altare, recante la scritta "Le Chengyi" (titolo di funzionario simile ad assessore); provenienza: Cina, periodo dei Regni Combattenti, 480-221 a.C.
 
Grande sigillo in avorio, 81x79 mm, h 19 mm. Tarda dinastia Quing. E' sormontato da un "cane di Fo", a bocca spalancata che tiene la palla sotto la zampa sinistra. La scritta in segno rosso che recita "Sigillo prezioso di Xuan De" lo farebbe appartenere all'imperatore della dinastia Ming che regnò tra il 1426 e il 1435, ma prerogativa dei sigilli imperiali era quella di essere intagliati in giada e non in avorio.
 
 
Sagemono in osso a tre scomparti (dan) dei quali il primo reca il sigillo con la scritta " Zhong Yang" (al centro) a resa in segno rosso, mentre il secondo e il terzo formano l'alloggio per il vermiglione. Per evitare che l'inchiostro, oleoso, macchi il sagemono, le parti a contatto con il vermiglione sono state rese impermeabili mediante doratura. Sul corpo sono incise le figure di scimmie sotto un ramo di cachi. L'ojime (cursore di chiusura) e in osso, sferico, ornato dall'incisione di quattro volti umani; il netsuke è costituito da una spessa scheggia d'avorio. In un cartiglio la scritta "Shou guang" (Luce di longevità). Giappone. Seconda metà del XX secolo, periodo Showa.
 
Realizzato sfruttando la diramazione di un corno cervino (?) è la raffigurazione di Shou, il Dio vegliardo che cammina appoggiandosi a un bastone nodoso e tenendo in mano la pesca dell'immortalità (P'an T'ao, letteralmente "pesca che si avvolge a spirale"); spesso è accompagnato da un bambino, simbolo della vita che continua. Shou fa parte di una triade di dei molto popolari: Fu, dispensatore di felicità; Lu, dispensatore di ricchezza e lui stesso, divinità della lunga vita in buona salute.
 
 
Sigillo in saponaria (misura 35x26, h 67 mm) con paesaggio montano: due uomini stanno seduti su una barca che naviga sul lago. Dinastia Qing, epoca Guangx.u