
Nel 1824
a Luni venne rinvenuto da Paolo Podestà un grande pavimento
musivo, lungo diciotto metri e largo dieci. Volontariamente
tagliato per essere adattato dal Podestà a pavimento
della propria abitazione a Sarzana, ed in particolar modo
al fine di ornare la cappella privata di famiglia, il mosaico
venne smembrato e sminuzzato come un tappeto prezioso. Da
questa stupefacente operazione provengono il mosaico in cui
è raffigurata la pantera fra le palme, quello dove
sono tessute le maschere, e ancora il restante con geni alati,
materiale in seguito acquistato da Carlo Fabbricotti e quindi
passato al Museo Civico della Spezia.
Ancora alla fine dell'800 il Podestà operò una
campagna di scavi nell'area della cattedrale e ritrovò
undici basi marmoree di età romana, verosimilmente
riutilizzate già in epoca paleocristiana per reggere
le colonne che delimitavano le navate dell'edificio. Nove
di queste basi onorarie contenevano iscrizioni tra cui alcune
dedicate ad imperatori da parte dell'ordo populusque Lunensium,
ed originariamente dovevano essere collocate nel triportico
capitolino. In alcune di queste è attestato l'uso della
damnatio memoriae, che consisteva nel cancellare il nome dell'imperatore
per annullarne il ricordo.